Il Consiglio Direttivo Nazionale commenta la Sentenza della Cassazione Penale 12282/2020

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Cari Colleghi, 

la pubblicazione della Sentenza Cassazione Penale 12282/2020 di cui si è avuta notizia sulla stampa specializzata del 18 aprile u.s. ha creato non poca preoccupazione tra i Consulenti Tributari, facendo rivivere vecchi fantasmi che abbiamo comunemente vissuto negli anni passati.

Il Consiglio Direttivo Nazionale, come potete ben immaginare,  ha immediatamente avviato una attività di ricerca  e reperimento della documentazione e successivamente ha interessato della questione un importante Studio Legale al fine di definire i contorni della controversia ed entrare nel merito della medesima.

Sulla base di dati oggettivi, è emerso un NON corretto comportamento della collega in merito all’obbligo sancito dalla Legge 4/2013 relativamente alla informazione  sul piano generale ed oggettivo dell’attività svolta  e non solo nella dimensione dello specifico rapporto interpersonale.

In pratica, non è sufficiente che il singolo Consulente Tributario abbia informato il proprio specifico cliente della veste in cui opera, ma tale dato deve risultare inequivocabilmente dalla propria documentazione (carta intestata, targa allo studio , biglietti da visita etc etc).

Nel caso di specie, la Collega, nei sui documenti ufficiali non solo NON citava di esercitare liberamente in ossequio al dettato della Legge 4/2013 ma  si identificava come “consulente di direzione – legale rappresentante”.

Si richiama pertanto quanto mille volte ripetuto durante gli incontri e sulle comunicazioni provenienti dalla Sede Nazionale, in merito alla necessità che il professionista Associato Ancit  indichi nei suoi documenti pubblici  l’indicazione precisa e incontrovertibile della veste attraverso la quale opera e che non possa in alcun modo essere confusa con qualcuna delle professioni che godono di riserve professionali di Legge.

 

Il Consiglio Direttivo Nazionale